Cambialo un po’, non far vedere che hai copiato

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I più dotti di voi conosceranno senz’altro la famosa citazione di Stravinsky: “Un buon compositore non imita; ruba.” Nonostante non esistano prove che ci possano dire se la frase fu effettivamente pronunciata da lui, il mondo della musica classica è senza dubbio ricco di opere che non furono composte da coloro a cui furono attribuite. Per la maggior parte di esse sarebbe errato parlare di plagio, visto che, come con i diritti di testi e libri oggi, i diritti d’autore apparteneva a coloro che li acquistavano. Sarebbe più corretto dire che alcune di queste opere furono scritte da dei ghostwriter. Che si parli di plagio o ghostwriting, eccovi cinque delle opere classiche più famose che non furono scritte dal loro autore ufficiale.

La Marsigliese – Claude De Lisle

La Marsigliese è una delle opere più famose a livello globale. Oggigiorno inno francese, fu commissionata nel 1792 da Philippe-Frédéric de Dietrich, sindaco di Strasburgo, al capitano Claude Joseph Rouget de Lisle. Originariamente intitolata Esercito del Reno, la Marsigliese doveva essere un canto patriottico volto allo spronare l’armata francese impegnata sul fronte tedesco.

Abbiamo parlato di ghostwriting, ma l’odierno inno francese fu effettivamente frutto di un plagio. Claude De Lisle consegnò lo spartito nel 1792. Solitamente, De Lisle firmava i suoi spartiti, ma così non fu in occasione. Che fosse una svista o uno scrupolo morale non ci è dato saperlo. Quello che sappiamo è che scavando nella storia della musica scopriamo che la paternità della melodia non è francese, bensì italiana. In particolare, la melodia della Marsigliese può essere ritrovata, tale e quale, nell’opera “Tema e Variazioni in do maggiore” fu scritto nel 1781, ben undici anni prima, da Gian Battista Viotti. Veloce, qualcuno lo vada a dire ai Måneskin.

Italien – Felix Mendelssohn

Felix Mendelssohn non mancava certo di talento. Riuscite a pensare a qualche sua composizione? No? Ci pensiamo noi, ecco alcune delle più famose:

  • La Marcia Nuziale (sì, proprio quella che sentite tutt’oggi a ogni matrimonio)
  • La Scozzese (Sinfonia n. 3 in la minore, op 56)
  • Sogno di una notte di mezza estate, composta da undici pezzi

Eppure, c’è una sua sinfonia che lui stesso ammise non essere stata composta da lui. Stiamo parlando della Italien. L’Italien vinse a Mendelssohn un sacco di complimenti da parte della Regina Vittoria stessa, che la definì la sua sinfonia preferita. Un grande onore per Mendelssohn, se solo fosse veramente stata farina del suo sacco. In realtà, l’Italien fu composta da una donna. Sorella di Felix e virtuosa del pianoforte, Fanny Mendelssohn era una compositrice incredibilmente prolifica. L’ottocento non era però una società nella quale una compositrice sarebbe stata vista di buon occhio, e per questo motivo Fanny permise al fratello di pubblicare l’Italien, e altre opere, sotto suo nome.

Felix stesso però non nascondeva chi avesse effettivamente scritto l’opera. Si narra infatti che quando la Regina Vittoria si offrì di cantare l’Italien per Felix, lui ammise che in realtà la composizione era opera di sua sorella.

La Parigi – Wolfgand Amadeus Mozart

Abbiamo già menzionato la paternità italiana della Marsigliese e vi abbiamo anche detto che avremmo parlato di ghostwriting. Dubito vi aspettaste però che colui che si fosse avvalso di ghostwriter fosse Wolfgang Amadeus Mozart.

Come? Mozart commissionava le sue opere ad altri? Inaudito!

Beh, diciamo che non era Mozart stesso a commissionare le opere. Spesso e volentieri erano ricchi nobili i committenti che si premuravano di acquistare i diritti delle opere e poi ne assegnavano la paternità a chi volevano loro. Questa teoria sopra citata è fra le più caritatevoli che abbiamo nei confronti di Mozart, soprattutto alla luce di alcuni documenti che sono emersi recentemente, ma andiamo con ordine.

Nel libro “Mozart. La caduta degli dèi” pubblicato nel 2019 da Luca Bianchini e Anna Trombetta, viene messo in evidenza come la sua produzione sia ricca in maniera eccessiva per un uomo che ha vissuto soli trent’anni.

Ma non era un uomo qualsiasi; era Mozart direte voi. Ma pur sempre di un essere umano si tratta. La Sinfonia n. 31 in Re maggiore K 297, nota anche come Pariser Sinfonie (Sinfonia Parigi), e comunemente chiamata la Parigi è una delle composizioni più famose del genio austriaco. La paternità dell’opera sarebbe però ancora una volta italiana, in particolare di Andrea Lucchesi (o Luchesi).

Lucchesi, a sua volta compositore, ovviamente, fu Kapellmeister della corte di Bonn. Si vocifera che fra i suoi allievi ci fosse anche Ludwig Van Beethoven. Il talento per comporre la Parigi, quindi, non gli mancava. Stabilito questo, passiamo alle prove: che la Parigi non sia di Mozart è praticamente certo. La partitura della Parigi si può infatti trovare a Ratisbona. Nonostante il documento sia firmato da Mozart, se lo si guarda attentamente si può notare che sotto alla firma blu di Mozart si intravede un secondo nome appena accennato che è stato evidentemente cancellato. Ma a chi apparterrebbe la firma originale? A Luchesi, ovviamente. Come Mozart abbia acquisito la paternità della Parigi non ci è dato saperlo. Quello che è certo è che non è sua, e che se adesso la andrete ad ascoltare, scommettiamo la vedrete sotto una luce completamente diversa. Non c’è di che.