Musica Antica: Il punto sulla didattica italiana
Dal 4 ottobre scorso, ospite Isabella Bison, è online un bel podcast dedicato al violino barocco. Nel corso di tale intervista Isabella accenna anche all’attuale situazione inerente alla didattica degli strumenti antichi nei conservatori italiani. L’opinione della violinista bolognese non è del tutto ottimistica. “Purtroppo” – dichiara Isabella – “in Italia, soprattutto nei conservatori, c’è ancora una visione piuttosto arretrata, rispetto al resto d’Europa, per quel che riguarda lo studio e l’approfondimento della musica antica. Purtroppo ci sono solo pochissimi corsi di violino barocco e c’è un’impostazione di base, di studio, che lascia la musica antica in secondo piano“.
All’opinione di Isabella risponde via mail Daniele Ficola, Coordinatore del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo. Pubblichiamo, col suo gentile permesso, la sua mail qua di seguito:
Gentile redazione,
ho ascoltato l’intervista sul violino barocco fatta alla violinista Bison. Ne condivido in generale i contenuti, ma desidero informare la musicista, e soprattutto i visitatori del vostro sito, che la didattica degli strumenti antichi nei conservatori italiani è molto più diffusa di quanto da lei presentato e di eccellente qualità. Intanto il corso di violino barocco, benché ancora sperimentale, rilascia un titolo di diploma accademico di I e II livello validato dal ministero dell’Università e della Ricerca equiparato come valore legale al diploma di violino tradizionalmente inteso. Nel piano di studio sono comprese tutte quelle discipline necessarie alla formazione del musicista di musica antica: dal basso continuo alla trattatistica, per intenderci. E poi tale corso di studio esiste in tanti Conservatori. Insieme al violino barocco sono attivi, con le stesse modalità, corsi sperimentali dei principali strumenti antichi a fiato, ad arco, a pizzico, a tastiera e anche il canto rinascimentale e barocco. Questi ultimi si aggiugono ai corsi ordinamentali di clavicembalo, liuto, viola da gamba e flauto dolce. E’ chiaro che si tratta di una diffusione parziale e senza dubbio ancora carente, ma tutto sommato nell’ottica della riforma dei conservatori e degli sbocchi professionali non credo sia necessario che tali corsi siano presenti in tutte le istituzioni. Semmai sarebbe utile che la didattica dei conservatori beneficiasse dell’approccio alla formazione di uno strumentista di musica antica. Ci auguriamo che nel passaggio al nuovo ordinamento dei conservatori, cosa che dovrebbe avvenire entro quest’anno accademico, i corsi di musica antica possano diventare tutti ordinamentali e quindi avere un ruolo assolutamente paritario rispetto agli altri corsi di studio.
Daniele Ficola
Coordinatore del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio di Palermo








