Da Capo al Fine

Grandi Pianisti: Intervista audio ad Arcadi Volodos

Arcadi VolodosArcadi Volodos è uno dei più grandi pianisti del mondo. Lo abbiamo intervistato. Pubblichiamo qui la versione testuale nonchè il podcast della chiacchierata telefonica col celebre pianista russo. La qualità dell’audio, lo sentirete, non è delle migliori. Per una volta Skype non ci ha assistito. Ringraziamo Resia Artists e Riaskoff Concert Management.

Leggi l’intervista ad Arcadi Volodos e ascoltala utilizzando il player a fondo articolo

Maestro Volodos, Lei è considerato uno dei più grandi pianisti ed interpreti moderni. Il suo percorso però è alquanto singolare: sappiamo che ha iniziato a studiare seriamente il pianoforte a 16 anni.
Ho iniziato la musica cantando in un coro di bambini di una chiesa e volevo diventare maestro di coro. Il pianoforte è venuto dopo, ho iniziato infatti a studiare il pianoforte professionalmente a 16 anni.

Quindi lei non è stato il classico bambino prodigio.
Il mio percorso musicale è abbastanza atipico. L’ambizione non è mai stata al centro del mio interesse. Bisogna dire che non avendo poi mai preso parte alla giostra dei concorsi internazionali non pensavo di intraprendere una carriere pianistica. Piuttosto le mie aspettative erano rivolte all’insegnamento in una buona classe di qualche scuola di alto livello. Il contratto con la Sony Classical è stato frutto del caso.

Maestro, lei tiene molti concerti ogni anno…
No, mai più di 40. Non credo sia possibile ispirarsi 150 volte all’anno!! Penso infatti che bisogna anche avere il tempo per respirare, meditare e maturare la musica che si esegue. Il processo di approfondimento e maturazione infatti implica anche il dedicare tempo a se stessi. Credo siano necessari molto silenzio, passeggiate nella natura, e anche qualche buona lettura.

L’emozione di un concerto è ancora la stessa degli inizi?
L’emozione, quella creativa, gioca un ruolo importante. Credo che ogni concerto debba essere un avvenimento e per questo, ritornando a quanto detto prima, il concerto non deve mai essere di routine.

Infatti abbiamo letto che lei non sopporta l’idea di suonare un brano due volte allo stesso modo…
Credo che questo non sia possibile per nessuno; non siamo delle macchine ma degli esseri umani. Se volessimo ascoltare un pezzo alla stessa maniera faremmo capo ad un pianoforte digitale che suona da solo, non crede?. Un interprete invece deve essere creativo e dare vita al brano ogni volta in modo diverso… in luoghi diversi.

Maestro, lei ha molti allievi?
No, molto pochi, non ho tempo sufficiente per dedicarmi a questa importante attività.

Può parlarci dei suoi insegnanti?
Si, ho avuto la fortuna di avere degli ottimi insegnanti, la prima, Galina Egiazarowa, è stata molto importante, perché è lei che mi ha fatto capire che sarei potuto diventare pianista, al contrario di altri che mi dicevano che era troppo tardi per tentare di farlo.

Lei ha inciso di recente un cd con opere di Franz Liszt. Il suo repertorio ha un indirizzo particolare oppure spazia a 360°?
È molto difficile parlare di preferenze perché il mio repertorio è quello che comprende le opere che suono in questo momento, e che saranno altre domani o dopodomani. Prossimamente sarà la volta di Clementi, Schumann, Brahms, per esempio… Suono comunque anche molto Schubert in questo momento; è molto difficile per me circoscrivere il mio repertorio.

A cosa è legata l’evoluzione di un pianista nel corso del tempo?
L’evoluzione stilistica con la quale un’interprete è confrontato è legata probabilmente al divenire dell’età, la musica è comunque sempre sinonimo di evoluzione, ed è questa la magia.

Torniamo a Liszt. Lei ne conosce profondamente le opere pianistiche. Visto però il corpus dedicato dal sommo compositore al suo strumento, crede di poter ancora scoprire qualcosa?
Credo che come interprete il mio dovere sia quello di dedicare tutta la mia eistenza alla scoperta non solo di un autore ma di tutti i grandi geni della storia della musica. Fino alla fine il nostro compito è quello di approfondire al massimo quanto i grandi compositori ci hanno trasmesso, arricchendo la nostra troppo breve esistenza. Bisognerebbe disporre di molte vite, ma ciò è impossibile, purtroppo!

Come seleziona i suoi impegni?
Quando approccio qualcosa devo sempre sentire che sia il momento per farlo, come nel caso dell’ultimo cd su Liszt; erano infatti passati diversi anni dalla mia ultima incisione, poi ho sentito il bisogno di realizzare questa nuova registrazione. Volevo fare un buon disco, non credo valga la pena di incidere solamente per il gusto di farlo.

Attualmente che progetti ha?
Suonerò tra breve il concerto di Rachmaninov con l’Orchestra del Concertgebow diretta da Micael Pletnev; seguirà una serie di recital, fra l’altro anche in Italia. Suonerò poi a Parigi, a Mosca e in Germania. La mia agenda è molto fitta.

 
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